Banksy colpisce a Venezia. Dove si trovano i graffiti dello street artist mito del nostro tempo

17/05/2019

Un bambino in chiaroscuro guarda l’orizzonte. Affiora dal canale e ha tra le mani una torcia dal fumo rosso. Banksy sorprende a Venezia nei giorni della Biennale d’Arte.

Banksy colpisce a Venezia nei giorni delle vernici della Biennale d’Arte, puntando il dito sul destino infame degli ultimi della terra e sulla politica italiana dei porti chiusi. Un bambino in chiaroscuro guarda l’orizzonte nel vento impetuoso di uno sbarco. Il Naufrago affiora dal canale, dipinto su un muro scalcinato. Ha tra le mani una torcia che emette un fumo rosso porpora. Il graffito è apparso nella notte tra il 10 e l’11 maggio sul muro di un canale in San Pantalon, nei pressi di Dorsoduro, vicino campo Santa Margherita e l’Università Ca’ Foscari. Cuore giovanile della città storica e nei giorni concitati delle vernice della Biennale d’Arte. Un'altra occasione per fare un viaggio a Venezia, ma anche per scoprire dove si trovano i graffiti più celebri del misterioso street artist britannico, un mito del nostro tempo.

Nei brutti giorni antichi, solo papi e principi potevano pagare per essere ritratti - Banksy

E’ lui o non è lui? Il mistero si infittisce, ma l’ipotesi Banksy sembra la più probabile. Sulla questione sono intervenute riviste d’arte che non hanno lasciato dubbi. Si tratterebbe proprio della mano del celebre street artist. La star mondiale la cui identità è avvolta nel mistero. Di lui sappiamo pochissimo. Probabilmente è di nazionalità britannica, più precisamente di Brisitol, ha circa 45 anni e i suoi stencil hanno sempre un messaggio politico che dà voce agli ultimi della terra. A Venezia un’opera di Banksy non s’era ancora vista. Unica capitale dell’arte mondiale che ne era rimasta ancora senza, a differenza di altre città, quali Parigi, Betlemme, Napoli, Bristol e Londra, solo per citarne alcune dove si trovano i graffiti più belli.

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Il presunto stencil dello street artist apparso l'11 maggio 2019 nel rio veneziano di San Pantalon.

E' apparso nella notte tra il 10 e l’11 maggio a San Pantalon, nei pressi di Dorsoduro, non lontano dal centro della movida di Campo Santa Margherita e l’Università Ca’ Foscari. L’opera a filo d’acqua, emerge da un canale, su un tipico muro veneziano scalcinato e raffigura un bambino con un razzo segnaletico in mano, nel vento di uno sbarco, con il giubbotto di salvataggio e la fuga dalla miseria in volto. Una nuvola di fumo rosso cangiante lancia l’emergenza.

L’opera non è stata ancora rivendicata. L'artista di Bristol è solito comunicarne la partenità a distanza di qualche giorno sul suo sito ufficiale. Questa veneziana sarebbe il secondo graffito in Italia, dopo la madonna con pistola di Napoli - peraltro un’altra opera napoletana, la riproposizione della santa Teresa del Bernini in via Benedetto Croce, era stata coperta nel 2010.

Nel frattempo, sono più d’una le ipotesi che vorrebbero autentica l’opera veneziana. Certamente il tema, ma anche la tempestività e la fortuità notturna durante la quale il graffito è stato realizzato. Pochi i dubbi sulla qualità estetica del lavoro. Il fondo nero tipico dei lavori di Banksy e un solo colore dominante e in contrasto, il rosso, appunto, che ha caratterizzato molti dei suoi stencil più celebri.

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"Barca Nostra", l'installazione di Christoph Buechel esposta ai bacini dell'Arsenale alla 58esima Biennale d'Arte di Venezia in corso fino al 24 novembre.

Partiamo dal tema. Il bambino naufrago che lancia l’allarme prima di annegare. La tragedia degli sbarchi clandestini e la politica dei porti chiusi adottata dal governo italiano è all’ordine del giorno. Un tema caldo su cui la sagacia di Banksy si attendeva. Non a caso, alla 58esima Biennale d’Arte di Venezia - fino al 24 novembre 2019 - l’artista svizzero Christoph Buechel ha esposto nelle sedi dell’Arsenale il peschereccio libico che il 18 aprile del 2015 nel Canale di Sicilia è affondato con 700 persone a bordo. Simbolo di una tragedia in atto, l’installazione è stata ribattezzata provocatoriamente Barca Nostra.

Gli esiliati, i profughi, i naufraghi sono da sempre i protagonisti delle opere dello street artist di Bristol. Basti ricordare il graffito apparso nel 2015 nel campo profughi della cittadina francese di Calais. Si tratta della baraccopoli dove vivono i migranti che dalla Francia provano a raggiungere il Regno Unito. Il murales ritraeva il milionario Steve Jobs nelle vesti di un rifugiato. Il fondatore di Apple appariva stralunato e con un fagotto in spalla, gli occhi quasi incattiviti dalla fuga senza ristoro. L'opera ci ricordava che l'imprenditore visionario della Silicon Valley fosse figlio di un profugo siriano emigrato negli Usa, prima della fortuna e del successo planetario.

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Steve Jobs Profugo, La giungla di Calais, Francia 2015.

Altrettanto note le scorribande di Banksy in Israele e gli stencil del 2005 realizzati sul versante palestinese del muro in Cisgiordania. Allora l’intento era quello di denunciare la crisi umanitaria dovuta sempre alla questione dei migranti respinti. Tra i lavori più belli di questa serie, c’è l’immagine della bambina che oltrepassa il muro lasciandosi sollevare da un grappolo di palloncini. Inconsistenti e leggeri come i sogni dei bambini, i palloncini apparivano come l’unica via di fuga immaginabile per scavalcare il muro lasciato in eredità dalle generazioni precedenti. Si tratta di uno dei graffiti più suggestivi, uno stencil dominato dal solo colore nero. Quel nero che vediamo è l’ombra proiettata dalla bambina sul muro, immersa nella luce del sole, mentre sta compiendo l’azione di sorvolarlo. Un lavoro destinato a indicare una via di possibilità più che di semplice denuncia.

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La ragazza coi palloncini, Cisgiordania, 2005.

Quasi sempre si tratta di azioni tempestive, situazioniste fino al midollo, per le quali lo stencil è una tecnica e un’arma affilata. Banksy disegna in studio le sagome di cui si serve per dipingere i muri. I tempi di preparazione possono essere lunghi, ma la realizzazione è istantanea, fulminea, esatta. In questo, il naufrago veneziano ne ha tutte le caratteristiche e ricorda un lavoro del 2009. Parliamo di I Don’t Belive In Global Warming apparso dieci anni fa esatti nel Regent’s Canal di Londra, in occasione del summit sul Global Warming di Copenaghen. Il murales londinese, come il bambino veneziano che ha poggiati i piedi nel canale e teme l’inabissamento, affiorava dalle acque della City. Una scritta in rosso e il gioco a specchio sull’acqua segnava il limite destinato a sparire a causa dell’innalzamento degli oceani in virtù del surriscaldamento dei ghiacci. Non solo lo sparire di una frase, ma di una credenza, di un punto di vista sbagliato alla prova dei fatti. L’innalzamento delle acque avrebbe sommerso la frase. Destino incombente e inevitabile per la città di Londra e l’isola britannica.

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Credits on Twitter @HansLak

Tornando alle opere italiane, va ricordata la madonna napoletana. Il murales è stato titolato Madonna con Revolver. E' fino ad ora l’unica opera italiana rivendicata da Banksy e protetta dal plexiglass. E’ apparsa in Piazza Gerolomini a Napoli nel 2017 come critica dell’affiliazione mafiosa, al successo della camorra presso le giovani generazioni e agli omicidi che ne sono seguiti. Una denuncia sociale che gioca sul contrasto tra sacro e profano, e sulla trasmissione culturale d’una prassi la cui attualità sembra proprio risiedere nel mito misticheggiante dell’organizzazione malavitosa tale da ricordare il fascino evocativo di un simbolo religioso. Segno dell’affiliazione mafiosa è lo sguardo della Madonna rivolto in alto, che al posto dell'aureola sulla testa ha tracciati i contorni di una pistola. In via Benedetto Croce, lo street artist di Bristol aveva realizzato un’altro stencil, che però pare sia stato cancellato nel maggio 2010 da un writer napoletano che l’ha coperto con un murales.

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La Modanna con Revolver, Napoli, Piazza Gerolomini, apparsa nel 2017.

Sono i muri delle città occidentali il palcoscenico prediletto da Banksy. Come quelli apparsi il 20 giugno del 2018 a Parigi durante la Giornata del Rifugiato, nei pressi dell’ex centro di accoglienza di La Boule. In una sola notte apparirono 20 graffiti. Tra gli altri, l’opera che è diventata più celebre anche per la diffusione sui social network ricordava un altro lavoro assai noto, dal titolo Go Flock Yourself, realizzato a Bristol nel 2009. E’ la bambina nera che ci guarda nell’atto di ricoprire una svastica. Indossa una salopette e un fiocco sulla testa, accanto a lei si trova un orsetto simbolo dell’innocenza dell’infanzia. Nel frattempo la svastica nera sparisce dietro un pattern rosa in stile wallpaper. Quello che a prima vista apparirebbe un atto vandalico, come imbrattare un muro, diventa al contrario un’azione virtuosa.

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Go Flock Yourself, 2018, Parigi.

Tra le opere più evocative e note del lavoro di Banksy non si può tralasciare Flower Thrower, il lanciatore di fiori. L’opera è apparsa la prima volta a Betlemme nel 2003 sul muro di un edificio privato e da allora è diventata una vera icona dei nostri giorni. Ne sono stati fatti gadget, magliette, tatuaggi e riprodotta in molti luoghi. Una copia dell’opera la si trova anche a Gerusalemme. Nel 2005 lo stesso Banksy l’ha selezionata per la copertina del suo libro autorizzato Wall and Piece, elegendola così a immagine del nostro tempo. Un giovane uomo, coinvolto in uno scontro, impugna un mazzo di fiori al posto di una molotov. Il fazzoletto gli copre il volto, come capita negli scontri armati a ridosso dei summit governativi internazionali, ma il gesto è disarmato fin dall’inizio dall’oggetto d’amore in luogo di quello da guerra.

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Il lanciatore di fiori, Betlemme - Gerusalemme 2003.

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